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Francesca Siragusa   |   29 maggio 2020
Diario di uno Smart Worker - Ep.3

Dopo la prima settimana di assestamento credevo di aver trovato un nuovo equilibrio lavorativo, una postazione mobile di lavoro e il pc portatile dell’ufficio a disposizione. Tutto nella norma. Nel pc c’erano già tutti programmi, per fortuna in cloud, necessari e molte delle attività che svolgevo in ufficio erano tracciate in varie cartelle sul desktop. Se mi fosse mancato qualcosa avrei potuto o chiederlo ai colleghi, tramite mail, o cercato le informazioni sul CRM.  Cosa poteva andare storto?

Connessione internet ottima, tutto su cloud, perfetto. Da lì in poi doveva essere tutto in discesa, ma - in questi casi c’è sempre un gigantesco ma – la mail di un cliente ha distrutto tutte le mie certezze. Quella richiesta di informazioni, apparentemente banale, rischiava di rimanere senza risposta. L’unica copia di quel documento era in ufficio.  Il mio battito cardiaco sembra muoversi al ritmo della musica del film “Lo squalo”. In quell’esatto momento ho compreso che niente sarebbe stato più lo stesso.

 

Alcuni documenti erano sulla mia scrivania in ufficio, ed io non potevo andare a recuperarli. Panico. Fisso lo schermo del pc per 30 secondi sperando nell’illuminazione, il nulla. Comincio a cercare freneticamente tra le infinite cartelle presenti, scoprendo un enorme archivio di file totalmente inutili in quel momento. Ma, non mi do per vinta.

Alzo il telefono e chiamo il capo nella speranza che si trovi in ufficio. Rullo di tamburi. È in ufficio.

Un sorriso si accende sul mio viso, pochi attimi di gioia. La sua presenza in sede non mi è stata d’aiuto. Quei documenti erano già nel mio pc, se solo avessi cliccato sull’icona di collegamento remoto al computer fisso dell’ufficio e sulla cartella condivisa con i colleghi.

Lì ho realizzato che i file a mia disposizione non hanno limiti: casa, ufficio, bar (magari) posso reperirli con un click, se solo mi ricordassi di farlo.