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Francesca Siragusa   |   7 febbraio 2020
Prevenzione della Crisi d'Impresa

Il 2008 è stato un anno che rimarrà nella storia: il fallimento della Banca d’investimento “Lehman Brother”, il crollo di Wall Street, la corsa agli sportelli bancari e, in Europa, il fallimento della Banca “Northern Rock”. La crisi del 2008 ha colpito l’intera economia mondiale e le sue conseguenze si sono protratte negli anni. Infatti, negli ultimi 10 anni, in Europa sono fallite più di 700 Banche, interi Stati hanno rischiato il fallimento: Islanda, Grecia, Portogallo e, solo in Italia, più di 120.000 imprese hanno dichiarato bancarotta.

Questo ha reso necessaria l’attuazione di politiche volte a fronteggiare le conseguenze della crisi e soprattutto prevenirne l’insorgenza. La BCE ha subito cercato di limitare l’esposizione delle Banche introducendo dei nuovi meccanismi di vigilanza bancaria, i cosiddetti due pilastri dell’unione bancaria europea. Inoltre, anche la Comunità Internazionale si è attivata introducendo il principio IFRS 9 che mira a garantire una rilevazione tempestiva del deterioramento della qualità del credito, sulla base di specifici standard di analisi.

L’Italia si è adeguata con la legge 155/2017 che ha previsto l’introduzione del “Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza” entrato in vigore a marzo 2019. Tale Codice ha riformato l’intera disciplina fallimentare, introdotto l’obbligo di sistemi di allerta per tutte le società e l’obbligo di nomina di un revisore interno per SRL e Cooperative che nei due esercizi precedenti avevano un fatturato superiore a 4 milioni di euro e più di 20 dipendenti. Inoltre, non si parlerà più di fallimento ma di liquidazione giudiziale.

La riforma prevede due sistemi di allerta: interna, ossia procedure di monitoraggio della salute aziendale effettuate dall’imprenditore, amministratore ed esterna, cioè l’attività di segnalazione, effettuata da organismi esterni quali: Agenzia dell’Entrate, INPS, Banche e Revisori. Le segnalazioni verranno avanzate ad un nuovo ente di controllo e garanzia per le società: l’OCRI “Organismo di composizione della crisi d’impresa”

che verrà introdotto, entro agosto 2020, all’interno di ogni Camera di Commercio. A seguito di tali segnalazioni e di una prima verifica dell’attendibilità, l’OCRI avvierà il procedimento di gestione dell’impresa: un periodo massimo di 6 mesi in cui l’ente assumerà la completa gestione della società, al fine di risanare la condizione economica dell’azienda. Qualora ciò non fosse possibile, l’impresa verrà mandata in liquidazione giudiziale.

Sostanzialmente a seguito di tale riforma tutte le società, dal piccolo artigiano alla società più strutturata, devono adottare dei sistemi di allerta interna per monitorare lo stato di salute dell’azienda, ciascuna proporzionalmente alle sue caratteristiche.

Questa normativa, per quanto possa sembrare stringente, ha l’obiettivo di garantire la continuità aziendale attraverso un’attività di prevenzione collettiva, assicurando così un sistema economico solido nel quale svolgere serenamente la propria attività d’impresa, senza il timore di essere coinvolti in una crisi come quella del 2008.